Localizzazione
Localizzazione
L’intero territorio del Comune di Vallinfreda ha una superficie di 1682 ettari, pari quindi a 16,82 kmq e si estende sulle propaggini dei Monti Sabini in una ristretta zona, al centro, tra: la Via Licentina, che si snoda lungo il fiume Licenza e unisce la Tiburtina con la Salaria passando per Licenza, Percile e Orvinio, I Monti Sabini Orientali, che si estendono tra la Via Licentina e la Via Tiburtina nel tratto che va da Vicovaro a Carsoli; ed infine la Via Turanense, che corre lungo il fiume Turano e unisce la Tiburtina alla Salaria più a nord della Via Licentina.
La via provinciale che, partendo dalla Via Tiburtina, tocca Riofreddo, Vallinfreda e Vivaro Romano e sbocca, con l’ultimo tratto, sulla Turanense, attraversa il suo territorio da sud a nord e lo divide in due parti nettamente distinte quanto a conformazione: quella prevalentemente montuosa, pari a circa tre quarti dell’intero territorio, ad ovest, e la rimanente parte, quella prevalentemente pianeggiante, a est della predetta strada.
La recente strada che unisce Vallinfreda ad Orvinio corre tutta nel territorio montano, sempre degradando dolcemente dalla quota più alta a lato del Camposanto fino alla riposante pianura ai confini col territorio di Orvinio.
Il territorio montano, detto dialettalmente "Da monde", si divide a sua volta in tre zone bene e opportunamente distinte per esigenze di pascolo e di rotazione agraria, le quali assumono le denominazioni di: "Quarta dégliu Spinitu", "Quarta delle Piana" e "Quarta de Mundiuzzu", ossia rispettivamente: dello Spineto, della parte montana più pianeggiante e di Monte Aguzzo, che aggiunti al restante quarto che si estende a est ed a valle della predetta strada provinciale, detto "Abballe" o "Da Piana", costituiscono appunto il territorio comunale in tutta la sua interezza.
Il quarto dello Spineto è compreso approssimativamente entro la seguente linea di demarcazione: strada provinciale dal bivio per Orvinio in direzione di Vivaro Romano fino al Fosso del Cupaio, confine col territorio di Vivaro Romano fino al confine col territorio di Orvinio e quindi, risalita verso Vallinfreda, a metà lungo la strada per Orvinio, comprendente attualmente nella parte più alta, un’ampia riserva per un cospicuo allevamento brado di bestiame equino.
Il Quarto di Monte Aguzzo è delimitato dalla strada Vallinfreda-Riofreddo, da Vallinfreda fino al Fosso della Pacina, dal confine a monte col territorio di Riofreddo, di Cineto Romano e di Percile e quindi verso Vallinfreda, tutto a monte della Valle dei Fossi con amplissime zone recintate per l’allevamento brado di bestiame vaccino.
Il Quarto delle Piana, i cui terreni occupano la parte più bassa e più pianeggiante del territorio e parte di quello collinoso a ridosso del centro abitato, si estende tra i due quarti precedenti, chiuso ad ovest dai territori dei comuni di Percile e di Orvinio e, senza dubbio più fertile degli altri, si presta a possibili, profonde modificazioni culturali. Contiene avviate fattorie di allevamento di bestiame da mattazione e per la lavorazione del latte.
Il Quarto di "Da Pianu" è situato tutto a est e a valle della predetta strada Riofreddo-Vallinfreda-Vivaro Romano e confina coi territori di Riofreddo, di Oricola in provincia dell’Aquila, e di Vivaro Romano, ed è la parte più ferace dell’intero territorio.
Le catene montuose del territorio, appunto, montano, hanno una direzione vagamente rotatoria, quasi a formare una corona intorno alla spaziosa Vallata dei Fossi che si apre completamente in un ampio respiro nel Quarto delle Piana. Le cime più alte si susseguono, a sud, dal Colle delle Dieci Còppe alla sommità del Monte Aguzzo che è il punto più alto dell’intero territorio di Vallinfreda e dei Sabini Orientali, raggiungendo i 1068 metri di altezza, quindi proseguono per Fonte della Corona, per raggiungere le Cimate, i Ceppi, Fiuaturno, le Starnélle e le Porcarine. Al di là della valle del Fosso del Confurco e di Palantònio è il Cèrro e il Colle Còtto, che hanno di fronte, divisi dal Fosso dei Casali, Pòrtica, le Canali e la Vintalle e, più a oriente, Colle Cornàcchia e Colle Gatto.
Dall’altra parte la catena si snoda lungo la linea che va dalla Mazziglia alle Rocchette, alla Fonte Azzolina e alle Pèzze dei Frattali che hanno di fronte il Colle Suifazi e i Filippi.
Tra le alture del sud e del nord si estende, amena, la già ricordata Vallata dei Fossi che si apre verso la Costa Ferrazza e i Satèlli, chiusa dai Castiglioni, il Corvellùccio, la Valle Caprina, la Ranàglia e i lontani Gattini.
Le alture del "Da Pianu" sono di scarsa rilevanza, raggiungendo le massime quote al Cupàio, a S. Elena, alle Mòglie, alle Vallette, alla Macchia delle Còste e a Valle Pòzza.
L’ambiente fisico del territorio, nel suo insieme generalmente calcareo, adatto quasi esclusivamente al pascolo specialmente nella parte montana, presenta una certa difformità per ciò che riguarda lo sfruttamento agrario: già prevalentemente cerealicolo a monte, stante il suolo accentuatamente permeabile, ricco di scheletro e con presenza di rocce affioranti, poco solide e perciò estremamente friabili e di facile sfaldamento, dalla singolare colorazione azzurrina che si forma nel tempo; più adatto per leguminose e tuberose a valle, dove, con scheletro assente, costituito di sabbie di erosione della roccia nativa trascinata dai fossi in piena, i terreni sono più profondi e sui quali fino a qualche anno fa la coltivazione arborea della vite ben si confaceva con quelle erbicole.
L’andamento altimetrico nel suo complesso si presenta assai tormentato nella parte montana, più riposante in quella a valle. Ovunque, ristrette a volta, talaltra più ampie, si estendono numerose fasce di fondovalle abbastanza produttive.
Tutto il territorio è attraversato da strade campestri e, da ultimo, sono state costruite strade agrarie carrabili che raggiungono punti lontanissimi sia a monte che a valle dell’abitato, permettendo, nella bella stagione, magnifiche escursioni specialmente verso il fontanile delle Starnélle, ricco di freschissima acqua e nel cui ampio spiazzo la tradizione vuole lo svolgersi di simpatiche e sempre rimpiante "braciolate" ora che la mancata coltivazione del granoturco non rende più possibile allestire deliziose "cottine", ossia un insieme di pannocchie fresche di granoturco, abbrustolite sui carboni ardenti di un improvvisato fuoco di sterpaglia entro una cerchia di pietre delimitanti.
Dal Fontanile delle Starnélle la strada, discendendo per vari tornanti, rapidamente si porta alla pianura e, dopo il Fosso di Ballettuni, snodandosi per un breve tratto in falsopiano, all’altezza della fattoria Petrichella si ricongiunge alla strada di Orvinio per Vallinfreda, chiudendo l’itinerario in un magnifico cerchio turistico, senza contare le varianti per Pòrtica e per l’Acqua della Spugna, due località egualmente altrettanto suggestive che non possono mancare nel conto delle mete da raggiungere.
Altrettanto bella è la passeggiata, specialmente pomeridiana, deliziata da piacevole brezza, per la recente strada asfaltata che unisce virtualmente la Tiburtina alla Salaria attraverso Orvinio, dove si congiunge con la Licentina per proseguire per Poggio Moiano. Tale strada parte dal crocevia del Pero e percorre tutta la Valle dei Fossi, a mezza costa, seguendo le tortuosità del terreno fino a rendersi piacevolissima quando la pendenza si affievolisce verso il confine con Orvinio, snodandosi fra deliziose "pratarine" e il mormorio discreto e delicato dei Fossi di Maglia Pizzuta e dei Satèlli. Prima della sistemazione del campo sportivo nel catino della Fossetta, schiere di giovani, per un viottolo in falsopiano dipartentesi a monte della strada per Orvinio da presso il camposanto, raggiungevano, negli anni trenta, baldanzosi, le "Pratarèlle del Lago", un ampio tratto di prato antico pressochè pianeggiante, per disputarvi memorabili, interminabili partite di calcio con conseguente, faticosissima risalita, al termine di esse, verso la lontana Vallinfreda. Ora una strada in discrete condizioni conduce, dopo aver superato la soppressa discarica comunale, fino al centro di quel territorio tra mandrie di scorazzanti equini bradi. Se si ha un po’ di pazienza e di accortezza, nella vasta zona si possono rinvenire, per dissetarsi, le preziose "fontanèlle" di Santo Mare, del Lago Verde, della Fonte di Mastrangelo e dei Gattini e, con un po’ di buona volontà e spirito escursionistico, si può visitare anche ciò che resta di minutaglia di laterizi del convento di "Sandu Iumendo" che, come i resti della non lontana Pòrtica, testimoniano ancora un misterioso vissuto.
Il territorio montano di Vallinfreda va dai 641 metri s.l.m. in fondo alle "Piana" ai 1068 del Monte Aguzzo.