Idrografia
Idrografia
L'intero territorio di Vallinfreda, che è di natura calcarea morfologicamente appenninica, è costituito di rilievi che raggiungono poco più di 1000 metri di altezza solo col Monte Aguzzo e di versanti vallici a pendenza generalmente a scorrimento piuttosto dolce, entro i quali discendono, saltellanti, le chiare acque sorgive che si placano, nella zona montana, nel placido e serpeggiante scorrimento attraverso l'ampia spianata che va dalle modeste balze di Pietro Baldo al dolce rilievo dei Gattini, mentre più sonnacchiose scorrono nella zona pianeggiante dei terreni arenari ai margini ed entro l'Acrocoro del Cavaliere. Le acque profonde, nella zona montana, sono generalmente raccolte il alvei sotterranei di discreta riserva da cui fuoriescono, per trabocco, numerose e, spesso, abbondanti sorgenti dalle quali hanno origine altrettanti piccoli corsi d'acqua che scorrono entro quei solchi naturali che prendono il nome generico di "fossi" e, localmente, talvolta, di "carracci", quando l'alveo è più breve e ristretto. Nella parte a valle, le sorgenti, spesso anche di notevole portata, sono per lo più situate quasi alla base del costone che dalle Aie di Riofreddo passa per Vallinfreda e si prolunga verso il Cupaio, per esaurirsi in territorio vivarese. Le piogge raggiungono la loro massima intensità tra i mesi di ottobre e dicembre e scendono alla minima tra luglio e agosto, in linea con l'andamento mediterraneo. Scarse sono le precipitazioni nevose e, da qualche tempo, sempre più di breve permanenza. Tuttavia le riserve idriche sono ancora discrete ed infatti, allo stato attuale, numerose si contano le sorgenti, ubicate a quote diverse e distribuite in quasi tutto il territorio, mentre si nota una certa tendenza alla scomparsa di quelle meno abbondanti e delle stagionali, che però, col passare del dilavamento superficiale operato dalle piogge sui terreni non più in costanza di sfruttamento agricolo e il conseguente, naturale, libero rimboschirsi del manto vegetativo, potrebbero avere nel futuro una nuova e interessante fase di attività. Una parte delle acque provenienti dalle varie scaturigini si disperde purtroppo per evaporazione lungo il percorso assai tortuoso dei corsi al fondo delle valli; una parte penetra, per infiltrazione, nel sottosuolo e va ad aumentare falde più a valle; quella residua confluisce tutta nel Turano.. Nel volger dei secoli, specialmente nella parte a valle, o "Abballe" come dialettalmente si dice, i vari corsi d'acqua, con qualsiasi regime di portata, hanno avuto una grandissima importanza ai fini della formazione sabbiosa del terreno costituito, in massima parte, appunto dall'accumulo dei detriti di dissoluzione calcarea trasportati durante le normali piogge ed i frequenti alluvioni. Tali sedimenti rendono questa parte del territorio particolarmente ferace e perciò propizio alle coltivazioni arboree di un certo rilievo, in contrapposizione ai terreni permeabili a monte, con cotico slavacciato e quindi più idoneo alle colture cerealicole. Le piccole sorgenti, dette "fontanèlle", sono vive nel ricordo delle persone più anziane che ad esse attingevano l'acqua fresca per dissetarsi durante lo svolgimento dei pesanti lavori agricoli nella stagione calda con la creazione di piccoli scoli mediante l'ausilio di cannule o di foglie, spesso "affrosciando" in esse, ossia sorbendo l'acua direttamente con la bocca, sfiorando con le narici, le "frosce", la superficie del piccolo invaso. Non di rado le acque fuoriuscite, scorrendo su terreni marmosi, praticamente impermeabili, formano degli acquitrini pantanosi, come "Gliu Pastenaturu dell'Alleranni", nei quali crescono spontanee le acetoselle, dette "candele", che, raccolte nei tempi favorevoli, hanno spesso costituito ottima insalata per memorabili merende. Deviate opportunamente, le acque, talvolta, vengono usate per irrigare nei piani le abbondanti colture di fagioli "nani" e "a palo" e le più ridotte colture di pomodori, zucche, cavolfiori, broccoli, broccoletti, verze e rape. Sbarrati a mo' di diga con l'ausilio di palame, di ramaglie, frascame trasversale, terra e sassi in modo da formare rudimentali vasche per le marcite, i fossi del piano hanno accolto per secoli l'ammollo della canapa, fioremente coltivata, dalla quale le nostre nonne ricavavano ancora la materia prima da filare e da passare al telaio per produrre teli per lenzuoli di ogni tipo per ricche doti matrimoniali. Talvolta i tratti naturali più profondi e meno vorticosi hanno ospitato nella stagione estiva schiamazzanti giovani in atto di bagnarsi nelle loro sempre fredde acque. Frequentemente mani esperte hanno catturato lungo il loro corso i gamberi nascosti nelle loro tane profonde a filo d'acqua e, con momentanei sbarramenti, anche ottimi pesci.