Articolo presentazione libro prof. Eugenio Tiberi su "Prima Stampa"

 
A Vallinfreda presentato il bel volume di Eugenio Tiberi

Salvare il dialetto attraverso la poesia
di Beatrice Sforza
 
Sabato 11 agosto, nella Biblioteca Comunale di Vallinfreda, è stato presentato il bel volume dal titolo “SONETTI VALLINFREDANI E LIBERE TRADUZIONI (in vallinfredano) di poesie scelte di Belli e Trilussa e di favole di Fedro” di Eugenio Tiberi. L’autore, nato a Vallinfreda, già docente ordinario nelle scuole medie statali e preside, è stato presidente della Pro-Loco di Vallinfreda negli anni ’90, quando fiorirono molteplici iniziative culturali fra le quali “Il Premio di Poesia “Bernardino Saccucci” e rappresentazioni teatrali in dialetto da lui direttamente curate; è stato anche presidente, sempre a Vallinfreda, dell’Associazione Amici di Fra Diego di cui è stato nominato, quest’anno, presidente onorario. Al suo attivo ci sono 1° premio di narrativa, la presenza in varie antologie, la collaborazione con il Gruppo Culturale di Roma e del Lazio del prestigioso Lunario.
Il libro è stato presentato dal Sindaco Prof. Piero Chirletti che, insieme all’Amministrazione da lui presieduta, si è fatto carico delle spese di stampa e che ha scritto anche la presentazione. Sono intervenuti, in sede di presentazione, l’Assessore alla Cultura Prof. Luigi Saccucci che ha anche coordinato i vari interventi; il Prof. Angelo Tiberi, massimo conoscitore del dialetto vallinfredano, autore, tra l’altro, dei due vocabolari “Lo ‘Alanvreanu” (dal vallinfredano all’italiano) e “Picciumani” (dall’italiano al vallinfredano); infine il Prof. Tony Saccucci, che ha scritto l’introduzione al libro. Al termine l’autore stesso ha letto una scelta di suoi sonetti, di poesie del Belli e del Trilussa e di favole di Fedro.
 
Professore, qual è la struttura del volume?
Il titolo esatto del libro è “SONETTI VALLINFREDANI E LIBERE TRADUZIONI (in vallinfredano) di poesie scelte di Belli e Trilussa e di favole di Fedro” ed è composto: a) di 37 sonetti vallinfredani dell’autore con l’aggiunta di una poesia, divenuta ormai popolare dal titolo “Gliu Colletrone”; b) di 30 sonetti del Belli; c) di 20 favole di Fedro; d) di 30 poesie del Trilussa; e) in appendice un glossario con tutti i termini usati nel libro.
 
Da dove deriva l’idea di tradurre in dialetto vallinfredano classici della letteratura?
L’idea di tradurre in vallinfredano le poesie scelte del Belli e del Trilussa e le favole di Fedro e il criterio seguito nella loro scelta sono stati unicamente quelli di interessare al dialetto vallinfredano i giovani (e non soltanto loro) con degli autori da cui sarebbero stati sicuramente affascinati e che li avrebbero coinvolti nella lettura; e quanto si è visto in sede di presentazione del libro sicuramente ci ha dato ragione, tant’è che la sera stesa della presentazione i libri sono finiti completamente per cui sarà necessaria una ristampa.
 
Quali sono i temi portanti della sua produzione poetica?
I temi portanti dei miei sonetti sono: a) gli usi, i costumi, la tradizione in genere; b) l’amore per Vallinfreda; c) episodi di vita e personaggi del passato; d) gli affetti familiari.
 
Quali sono le finalità del suo lavoro?
La finalità del testo è quella della salvaguardia del dialetto vallinfredano che, come quasi tutti i dialetti minori (minori rispetto ad esempio al romanesco e al napoletano) è destinato ormai a scomparire se non si attivano delle strategie idonee attraverso il coinvolgimento delle giovani generazioni. Il libro dovrebbe far parte di un progetto più ampio che potrebbe coinvolgere anche i paesi limitrofi. Abbiamo usato il condizionale in quanto la realizzazione del progetto dipende esclusivamente dalla buona volontà degli amministratori e, soprattutto, dalle risorse finanziarie che gli Enti locali metteranno a disposizione. Il progetto è già pronto nelle sue linee generali e sarà divulgato quanto prima, dopo la sua approvazione da parte di un’apposita commissione.
Salvare il dialetto significa salvare l’anima stessa di un popolo, significa salvare la sua storia, i suoi costumi, i suoi usi, le sue tradizioni, la sua cultura, in una parola le sue radici più profonde. Se muore il dialetto dunque muore anche, definitivamente, il popolo che tale dialetto parlava. Aggiungo che se ciò dovesse accadere, le nuove generazioni ripagherebbero nel modo peggiore la vita di stenti, privazioni e sacrifici che i loro antenati hanno fatto per garantire quel benessere di cui oggi, grazie a loro, possono godere, ed inoltre, cosa ancor peggiore, si ritroverebbero ad essere rami di un tronco senza più radici.