Cenni storici
Come è noto, esistono solo rarissime testimonianze riguardanti solo esclusivamente Vallinfreda. Tutti coloro infatti che hanno avuto motivo per parlarne, lo hanno fatto soltanto incidentalmente trattando di altri centri (Carsoli, Oricola, Vivaro Romano, Riofreddo, ...), in sporadiche occasioni, quali le annotazioni delle visite pastorali di qualche vescovo della Diocesi di Tivoli, e in brevi appunti personali.
Un solo scrittore, il Di Crescenzo, ha tracciato in modo organico e coerente la "storia" di Vallinfreda sulla scorta di lunghe, pazienti e difficili ricerche e per mezzo di quanto ha potuto rinvenire di prima mano fra le carte salvatesi al saccheggio del 1806 e quelle successive, sempre della casata materna, casa Bencivenga, la quale per tanti secoli, con certezza almeno da dopo la distruzione di Pòrtica avvenuta nel 1528, dalla residenza di Vallinfreda ne aveva amministrato il territorio insieme a quelli dei castelli circumvicini, al servizio delle varie famiglie che di volta in volta ebbero la signoria appunto del castello di Vallinfreda.
Tutte le pubblicazioni successive a quella del Di Crescenzo, per il puro aspetto "storico" nulla aggiungono di interessante a quanto già noto.
Solo quindi come contributo per una migliore conoscenza delle vicende storiche del paese e del suo territorio, si ritiene nondimeno opportuno offrire una visione schematica, e nello stesso tempo più chiara, e perrciò alla portata di tutti, della situazione cronologica di possesso da parte delle varie e più importanti famiglie che l'hanno avuta con certezza "in proprietà", e ciò perchè la visione dello stato politico del nucleo abitato può servire anche a meglio supporre e inquadrare l'evolversi dei modi di vita oralmente tramandati.
Prospetto riepilogativo delle possessioni
| 300 - 500 altri e Signoria Marsicana 500 - 1328 Abbazia di Subiaco 1328 - 1401 Orsini 1401 - 1473 Colonna 1473 - 1500 Piccolomini 1500 - 1510 Abazia di Subiaco 1510 - 1551 Colonna 1551 - 1553 Zambeccari 1553 - 1554 Brancaleoni 1554 - 1582 Cenci 1582 - 1590 Muti 1590 - 1630 Theodoli 1630 - 1927 Borghese 1927 - ---- Comune di Vallinfreda |
1) Signoria Marsicana (300 Ca. - 500 ca.) = 200 anni ca.
Vallinfreda (variamente: Valle, Valle Frigidae, Vallis Frigida, e perfino Valleinfredda, innanzi di assumere l’attuale, definitiva denominazione), prima come posto militare di osservazione, poi come centro abitato agricolo, sicuramente preesisteva assai anteriormente al tempo di S. Benedetto, che visse tra il 480 e il 547, in quanto è certo che il santo la ricevette in dono "da alcuni nobili marsicani" la cui signoria, al tempo, si estendeva fino all’odierna Vicovaro, cosicché sembra di poter datare la sua origine a circa il 300 e di attribuire l’effettivo, primo "stabile possesso", ai Marsi, nel periodo anteriore alla donazione effettuata all’abbazia di Subiaco.
Soltanto il Di Crescenzo, nel libro appresso citato in bibliografia, dopo un’ampia dissertazione, adduce interessanti motivazioni per datare il primo insediamento di Vallinfreda tra il secondo e il terzo secolo, ma le notizie peraltro sono tutte accuratamente da riscontrare.
2) Abbazia di Subiaco (500 Ca. - 1328) = 828 anni cc.
Si deve pensare che a partire dall’epoca di S. Benedetto (480 -547), durante i lunghi anni bui delle scorrerie straniere provenienti dai più disparati paesi (Longobardi, Franchi1 , Saraceni, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, ...), la possessione restasse costantemente ascritta ai beni dell’abbazia di Subiaco. Si trova infatti indicata, col nome di Vallis Frigida, fra queste possessioni, nelle bolle del 706 di papa Giovanni VII; n. 10 di papa Giovanni XVII del 21 luglio 1005; n. 15 del 15 novembre 1015 di papa Benedetto VIII, altrove rispettivamente: 27 luglio 1005 e 15 settembre 1015. Si trova successivamente confermata nella bolla del papa Pasquale Il del 1115.
3) Orsini (1328 - 1401) = 73 anni
In un atto di divisione del 1328, Vallinfreda appare inserita nell’elenco delle proprietà degli Orsini, ma data in pegno a Odone di Palombara. In un atto susseguente, del 1331, due parti del territorio di Vallinfreda, che potrebbero fondatamente consistere nel territorio a monte dell’abitato, figurano vendute da Odone di Palombara, che verosimilmente potrebbe averle acquistate, a Odone Buccamazi. Successivamente, nel 1336, le predette due parti del territorio risultano rivendute da Odone Buccamazi a Giovanni Orsini di Pandolfo di Campodifiori, in tal modo riaccorpando l’intero territorio.
4) Colonna (1401 -1473) = 72 anni
Nella bolla di Bonifacio IX del 1401, Vallinfreda, si deve pensare con l’intero territorio, figura attribuita ai Colonna di Riofreddo e precisamente a Landolfo Colonna, canonico di Chartres, che ridusse i tributi dei suoi castelli, tra i quali Vallinfreda, che era anche censuaria verso il Comune di Tivoli fin dal 1305, come risulta negli Statuti Tiburtini, appunto del 1305, e continuò ad esserlo ancora per molto tempo, come appare nei successivi statuti del 1500.
Si ha notizia che durante questo periodo, ed esattamente nel 1432, dietro richiesta di Antonio Colonna, principe di Salerno e conte d’Alba, il papa Eugenio IV nominò Rossello Rosselli castellano temporaneo di Vallinfreda.
Intorno alla metà del 1400 Vallinfreda compare affittata per 23 anni agli Orsini di Tagliacozzo.
5) Piccolomini (1473 - 1500) = 27 anni
Estinti i maschi Colonna di Riofreddo, Vallinfreda fu venduta da Giovanna Colonna, figlia ed erede unica di Giacomo, figlio di Antonio, a Giacomo Piccolomini con istromento de Signorilibus del 23 dicembre 1473.
Quasi al termine della signoria Piccolomini, nel 1492, avviene la scoperta dell’America, la cui data convenzionale segna il passaggio dal medio evo all’età moderna.
6) Abbazia di Subiaco (1500 - 1510 ca.) = 10 anni ca.
Il papa Alessandro VI nel 1500 l’attribuì, insieme a Riofreddo, Anticoli Corrado, Filettino e Vallepietra, all’abbazia di Subiaco, che già in passato l’aveva avuta per otto secoli, da circa il 500 al 1328, dopo di che passò nuovamente ai Colonna.
7) Colonna (1510 ca. - 1551 ai.) =41 anni ca.
Infatti, lasciati all’abbazia i possessi di Filettino e di Vallepietra, Vallinfreda, insieme a Riofreddo, tornò ad un ramo collaterale della estinta famiglia dei Colonna di Riofreddo ed esattamente a Muzio di Lorenzo di Odoardo e allo zio Fabrizio, che erano riusciti ad ereditare le ragioni passate di Giovanna Colonna sui feudi di Riofreddo, alla cui morte deve considerarsi estinto il proprio ramo di famiglia.
Susseguentemente a varie circostanze sfavorevoli ai Colonna, il papa Paolo III nominò Antonio Righetti commissario per dar possesso di Vallinfreda e di Riofreddo ad Alfonso Colonna o, nel caso ne fosse in possesso, a difenderlo.
È di questo periodo la distruzione di Pòrtica, avvenuta nel 1528 ad opera degli Orsini durante le furibonde lotte tra gli Orsini, i Colonna e i Brancaleoni, che si contendevano i feudi della Marsica e della Sabina. Pòrtica, munito castello dei Colonna, posto, per sua sventura, in posizione strategica di grande importanza, dominante una delle tante vie di unione delle due regioni, era fatalmente destinata a subire, nell’occasione, le nefaste conseguenze delle competizioni territoriali in atto.
8) Zambeccari (1551 ca. - 1553 ca.) = 2 anni ca.
Intorno al 1551 mons. Pompeo Zambeccari, vescovo di Sulmona, figlio di Giovanni Zambeccari, acquistò Vallinfreda da Laura Colonna e la rivendette quasi subito.
9) Brancaleoni (1553 Ca. - 1554 ca.) = 1 anno ca.
Presumibilmente Vallinfreda passò ai Brancaleoni che la dovettero tenere per un tempo assolutamente limitatissimo, del quale possesso si ha notizia certa solo incidentalmente attraverso il noto libro del Di Crescenzo.
10) Cenci (1554 ca. - 1582) =28 anni ca.
Al tempo della massima espansione territoriale della famiglia Cenci, prima dei gravi dissesti finanziari che precedettero il dramma della giovane Beatrice2 che, come si sa, per raggiungere la lontana Petrella Salto, passò per la mulattiera che, dalla "Spiaggia", sulla Tiburtina, porta a Riofreddo per Fonte Limosa, Vallinfreda divenne proprietà appunto della famiglia Cenci presumibilmente fra il 1554 e il 1582 al tempo di Francesco, nonno di Beatrice.
11) Muti (1582 - 1590 ca.) = 8 anni ca.
Che la proprietà fosse passata alla famiglia Muti risulta dall’istromento Fusco dell’11 maggio 1582 nel quale si afferma il possesso appunto del castello di Vallinfreda.
12) Theodoli (1500 ca. - 1630) = 60 anni ca.
Prima della fine del secolo XVI, Vallinfreda fu venduta ai Theodoli, sicuramente prima del 1592, e questi la tennero fino al 1630.
13) Borghese (630 – 1927) = 297 anni
Urbano VIII, con decreto del 31 luglio 1630, autorizzò mons. Theodoli a vendere Vallinfreda al principe Marco Antonio Borghese e ai Borghese rimase, come ultimo possesso "privato", fino al 1927, con amministrazione condotta in loco dalla vetusta famiglia Bencivenga, che già da più secoli la conduceva al servizio delle casate precedenti.
14) Comune di Vallinfreda (dal 1927)
Nel febbraio 1927 la parte del territorio di Vallinfreda, costituente ancora il feudo di proprietà della famiglia Borghese, è passata finalmente e definitivamente al Comune di Vallinfreda, con tutte le relative servitù attive e passive.
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Nota 1. Relativamente a questo periodo si ricorda che, sollecitato dal pontefice Adriano I (867/872), il re Pipino di Francia, figlio di Carlo Magno, nell’estendere la dominazione francese in Italia, passò con le sue truppe anche per Vallinfreda che conquistò nell’anno 883 e, per la favorevole posizione dominante del luogo, vi rimase accampato per qualche giorno, poco distante, esattamente in località "Pacina" dove, a testimonianza dell’avvenimento, fino a qualche anno fa era possibile visitare una grotta naturale, ora completamente ostruita, nella quale il re aveva trovato ottimo rifugio, e che la tradizione popolare tramanda con il toponimo di "Grotta del re Pipino".
Nota 2. Beatrice Cenci (1577/1599) è la bellissima protagonista di una truce tragedia familiare. Il padre, Francesco, dissoluto e crudele, la fece confinare, con la matrigna Lucrezia, nella rocca di Petrella Salto. Beatrice, dopo vani tentativi per liberarsi, d’accordo con la matrigna e con la complicità del fratello Giacomo e di Olimpio Calvetti, suo amante, fece uccidere il padre. Scoperto il delitto, i Cenci e i loro complici furono arrestati e condannati a morte e i loro beni tutti confiscati.